PIANO FINANZIARIO TRIENNALE

PIANO FINANZIARIO TRIENNALE: La Camera vota la fiducia e il governo del fare mantiene le promesse

La Camera ha votato la fiducia sulla manovra economica con 323 sì e 253 no. Da oggi parte la discussione sugli ordini del giorno fino al voto finale, poi con il sì definitivo del Senato diverrà legge: questo passaggio segna il vero inizio della Fase Due del governo Berlusconi.
Dopo i primi provvedimenti urgenti – tutti impegni mantenuti in neppure due mesi, dall’emergenza rifiuti a Napoli all’abolizione dell’Ici, dal taglio delle tasse sugli straordinari alla riduzione delle rate dei mutui fino alle misure di sostegno per anziani e bisognosi – ecco il piano di finanza pubblica 2009-2011. Come promesso, in netto anticipo sulla Finanziaria, dunque senza i rischi di assalto alla diligenza e provvedimenti omnibus, senza la corsa affannosa all’ultimo minuto e all’ultimo voto che da decenni sono una costante di questo appuntamento. Memorabile resta la Finanziaria 2007 approvata il 27 dicembre 2006 dal governo Prodi: un solo articolo di 1.364 commi.
La crisi internazionale non consente né ritardi né teatrini parlamentari; ma soprattutto l’esecutivo si conferma come il governo del fare, che dice e mantiene. Anche a costo di scontentare questa e quella corporazione, di scontrarsi contro interessi potenti. L’emendamento del governo prevede infatti “la non emendabilità della Finanziaria con interventi microsettoriali per un anno, che crediamo – dice il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti – sia una scelta giusta perchè nell’interesse del Paese è meglio chiudere la discussione sul bilancio pubblico e non continuarla a saldi aperti durante la tempesta”.

Venendo alle questioni oggetto delle proteste delle opposizioni negli ultimi giorni, nel maxiemendamento ci sono i 400 milioni di euro per la copertura dell’abolizione dei ticket sulla diagnostica (in totale si tratta di 834 milioni, dei quali la metà a carico delle regioni); ed arrivano i fondi per le Forze dell’ordine: 300 milioni dal governo più le risorse dai beni confiscati alla mafia, valutati in oltre un miliardo. Dunque nessun allarme. Ma soprattutto, guardando alle dimensioni complessive del piano, nei prossimi tre anni il governo attuerà risparmi per ben 34 miliardi, di cui 13 nel 2009, conseguendo nel 2011 sia il pareggio di bilancio sia la riduzione del debito pubblico sotto il 100% del Pil.
Al di là delle cifre, basta ricordare che in questo modo si mettono “in sicurezza” le casse pubbliche, si rientra abbondantemente nei parametri europei e si riduce di molto la spesa per gli interessi sul debito, che ricade come una tassa su tutti i contribuenti. E, a proposito di contribuenti, tutto ciò senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini, cioè senza introdurre nuove tasse, anzi riducendole. A questo proposito occorre sfatare un altro bluff dell’opposizione. Di che si tratta? La pressione fiscale complessiva nei prossimi tre anni non si riduce, ed a questo argomento si è attaccato il Pd per contestare violentemente il governo (dimenticando forse che questo livello di pressione è opera di Prodi).

Ma la questione è priva di consistenza. Mantenere la pressione fiscale ai livelli attuali non significa infatti mantenere le stesse tasse di adesso. Un esempio? L’Ici è già stata abolita, mentre la Robin tax andrà a colpire banche e petrolieri. Ancora: i ticket sanitari, che in assenza di interventi per decisione di Prodi e Padoa-Schioppa sarebbero stati reintrodotti a partire dal 2009, vengono invece bloccati. Così come vengono bloccate le addizionali locali, tanto care ai comuni e alle regioni più spendaccioni. Insomma: se la pressione resta stabile, è la sua diversa ripartizione a dare un primo contributo al miglioramento del tenore di vita e del potere d’acquisto della gente comune, a scapito dei poteri forti e delle corporazioni della spesa facile.Detto questo, parte integrante del piano è il federalismo fiscale, che dovrebbe garantire benefici fiscali diretti ai cittadini delle regioni più virtuose. Ma non basta, perché sia Berlusconi sia Tremonti si sono impegnati a restituire in riduzioni di tasse ogni punto di ripresa economica. Un’operazione che in periodo di vacche più grasse avrebbe potuto compiere il governo della sinistra, che nel 2007 beneficiò di un rapporto deficit-Pil all’1,9% ed una crescita stimata a +1,5. Ora siamo al 2,5% di deficit e allo 0,4-0,5% di crescita stimata dalla Banca d’Italia.

Al contrario, con la manovra il governo Berlusconi introduce misure di riequilibrio sociale. La Robin tax garantirà 4 miliardi di euro di gettito che nel Bilancio dello Stato vanno a sostegno dei bisognosi. Dal 2009 la “social card” destinata agli anziani e ai bisognosi sarà alimentata dai conti correnti “dormienti”, cioè non più utilizzati dai correntisti, che il governo Prodi aveva deciso di incamerare per lo Stato. La card verrà limitata i soli cittadini italiani. La Sanità, oltre ad eliminare i ticket reintrodotti da Prodi, verrà sottoposta a partire dal 2010 a misure di razionalizzazione e contenimento, che senza togliere nulla ai cittadini taglieranno invece sprechi e malcostume. “Un contributo a ridurre forme anomale di spesa pubblica in questo comparto credo venga anche dalla magistratura e dalla sua azione moralizzatrice”, dice ancora Tremonti. Qualche esempio? Per le degenze in convenzione le Asl non pagheranno più a piè di lista ma attraverso autorizzazioni preventive, riesaminando i pagamenti che superano una certa soglia, mentre il 10% delle cartelle cliniche (era il 2%) verrà sottoposto a controllo; per alcune patologie è previsto il controllo a campione.

E se la sinistra ha sempre accusato il centrodestra di non contrastare l’evasione fiscale, la manovra prevede ben 110.000 accertamenti fiscali in più rispetto al bienno 2007-2008, con maggiori entrate per il solo 2011 pari a 610 milioni di euro. Del pacchetto antievasione fa parte anche il contrasto alle residenze fittizie all’estero, dal quale sono attesi 305 milioni nel triennio.
A fronte di queste misure di rigore fiscale vero, verranno eliminati alcuni adempimenti vessatori introdotti dal governo Prodi e Visco: per esempio è elevata a 12.500 euro (anziché 5.000) la soglia massima per l’utilizzo del contante e degli assegni non trasferibili, così come viene soppresso l’obbligo di indicare sulle girate il codice fiscale. Soppresso anche l’obbligo per lavoratori autonomi e professionisti di tenere un conto corrente dedicato alle loro attività. Per contrastare il caro-benzina diventa automatico il meccanismo di sterilizzazione dell’Iva e di aumento delle accise in conseguenza del rincaro del greggio, con un beneficio immediato al distributore; alla stessa maniera è introdotta una liberalizzazione vera degli impianti che non dovranno più rispettare distanze minime o altri paletti burocratici.
È confermata dal primo gennaio 2009 l’abolizione completa del divieto di cumulo tra pensione e altri redditi. E sempre dal gennaio 2009 partirà un piano di accertamento e verifica per 200.000 invalidi civili, con l’obiettivo di eliminare abusi e favoritismi.
Alla stessa cura di moralizzazione ed efficienza si dovranno sottoporre la Scuola e gli altri comparti della pubblica amministrazione. Nelle scuole si ridurranno attraverso il turn-over il numero dei docenti e del personale ausiliare; per l’obbligo scolastico fino a 16 anni varrà anche la frequenza di istituti tecnici professionali.

Moralità anche negli enti locali. I tagli agli stipendi di sindaci e amministratori saranno anche qui legati all’efficienza: niente più riduzione indiscriminata del 20%, ma penalizzazione del 30% per gli amministratori di comuni con i bilanci in rosso. Sempre in questa ottica ai direttori generali, direttori sanitari e amministrativi, ed ai componenti dei collegi sindacali delle Asl si applicherà al momento del rinnovo dell’incarico, o della nuova designazione, una riduzione del 20% nelle retribuzioni. Dal primo gennaio 2009 gli scatti automatici di stipendio per magistrati, docenti e vertici della Polizia passano da due a tre anni. Tagli del 30% nelle spese per consulenze e sponsorizzazioni nella pubblica amministrazione. Anche nel campo delle infrastrutture si volta pagina. “È intenzione del governo un uso attivo della Cassa depositi e prestiti – afferma il ministro dell’Economia – sia per provvedere finanziamenti ma anche e soprattutto, con altri soggetti fare la regia delle grandi opere pubbliche fondamentali per questo Paese”. La Cassa istituirà un Fondo dedicato espressamente allo sviluppo di un piano strategico 2007-2013. Sulle infrastrutture più che tante piccole opere a pioggia si procederà dunque con grandi scelte soprattutto al Sud. Un esempio concreto lo vediamo già: il decollo del piano-rifiuti in Campania. Il Mezzogiorno vedrà la nascita di una propria banca, visto che è l’unica area d’Europa ad essere sprovvista di un credito dedicato.

La carta d’identità avrà durata decennale e non più quinquennale e dal 2010 per ogni cittadino, italiano o immigrato, dovrà essere dotata anche d’impronte digitali. Con questo la polemica sulla “schedatura” è definitivamente chiusa, almeno dei fatti.
Ancora: ad autunno partirà il piano-casa destinato ad offrire alle giovani coppie e ai più bisognosi nuove abitazioni, in proprietà, in affitto oppure con la formula del riscatto. La realizzazione avverrà con la collaborazione dei privati, attraverso lo strumento delle concessioni. L’accesso al piano sarà consentito anche agli immigrati purché abbiano i requisiti di basso reddito e siano residenti in Italia da almeno 5 anni. I fondi verranno dalla cessione di parte dell’enorme patrimonio (la stima complessiva è di 50 miliardi) dell’ex Istituto delle case popolari, immobili che oggi sono ormai divenuti di pregio e spesso sono oggetto di speculazioni e favoritismi. Per alimentare il Piano si potrà ricorrere anche ad una parte di demanio pubblico non più utilizzato.

Conclusione: quella approvato dalla Camera è un’agenda dei lavori, un “master plan” concreto e improntato al rigore che non ha nulla della demagogia spesso imputata al centrodestra, ma soprattutto non assomiglia ai libri dei sogni del centrosinistra, né contiene le stramberie e il folklore dell’ultimo governo della sinistra. Al piano di finanza pubblica si affiancheranno poi – entro sei mesi – il nuovo piano energetico, con il ritorno al nucleare e le misure di risparmio; la riforma federalista; l’abolizione delle leggi inutili; la riforma dell’ordinamento giudiziario. Oltre ovviamente ai provvedimenti sulla sicurezza, sull’immigrazione, sulle grandi opere, sulla difesa.
L’Italia si avvia a tornare un paese moderno e civile, ed il governo agisce con la forza delle cose concrete. Dopo la galoppata dei primi due mesi, che ha fatto schizzare a livelli record il consenso per Berlusconi e per l’esecutivo, ora è il momento delle misure organiche e dei progetti a lunga scadenza. Il ruolino di marcia è nuovamente rispettato. Il Paese viene messo in sicurezza e può guardare avanti con ottimismo: è la politica del fare, dopo la politica delle chiacchiere della sinistra.

 

PIANO FINANZIARIO TRIENNALEultima modifica: 2008-07-22T17:50:20+02:00da alanfree1
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